11 Settembre 2026

Varese protesta frontalieri: attesa tavolo governo

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Varese protesta frontalieri attesa per il lavoro al governo

Varese protesta frontalieri attesa per il lavoro al governo

La questione della nuova “tassa sulla salute” per i frontalieri non è una novità e ha già sollevato numerose polemiche in diversi comuni di confine. Tra questi, Montano Lucino è stato uno dei primi a portare il tema all’attenzione pubblica, con dibattiti e prese di posizione che hanno visto l’amministrazione locale schierarsi apertamente contro questa riforma. Anche il nostro Comune ha espresso la propria contrarietà, votando contro il provvedimento e sottolineando l’ingiustizia di una misura che rischia di penalizzare migliaia di lavoratori transfrontalieri.

Il 15 febbraio 2025, il Teatro Nuovo di Varese è stato il palcoscenico di un’assemblea internazionale che ha visto la partecipazione di numerosi lavoratori frontalieri, sindacalisti e rappresentanti istituzionali, uniti nella richiesta di abolire la nuova tassa. Questa imposta, recentemente introdotta, prevede un contributo medio di 110 euro mensili per finanziare la sanità nelle zone di confine, una misura definita dai manifestanti come “ingiusta” e “illegittima”.

Le organizzazioni sindacali, tra cui CGIL, CISL, UIL e le loro controparti svizzere, hanno sottolineato come questa imposizione rappresenti una doppia tassazione, in contrasto con l’accordo italo-svizzero sull’imposizione dei lavoratori frontalieri e con le linee guida dell’OCSE. Inoltre, è stato evidenziato che la tassa mina il principio costituzionale dell’universalità dell’accesso ai servizi sanitari essenziali, sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana. In caso di mancata abolizione, i sindacati sono pronti a intraprendere azioni legali per sollevare la questione di costituzionalità.

Il sindaco di Varese, Davide Galimberti, ha espresso il suo sostegno ai frontalieri, evidenziando come la città conti circa 3.000 lavoratori transfrontalieri e come questa riforma possa avere ripercussioni negative sull’economia locale. Anche il presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera (ACIF), Massimo Mastromarino, ha criticato la misura, definendola una violazione del patto precedentemente stabilito tra lavoratori e istituzioni.

La protesta non si limita alla Lombardia. Alessandro Lana, presidente della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola, ha partecipato all’assemblea, ribadendo l’importanza di un’azione coordinata tra sindacati e amministratori locali per contrastare la tassa. Lana ha inoltre sottolineato di aver ottenuto rassicurazioni dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che, qualora il governo delegasse la decisione alle regioni, il Piemonte non applicherà la tassa sulla salute.

Il governo giustifica l’introduzione della tassa con l’obiettivo di aumentare i salari del personale sanitario nelle zone di confine, nel tentativo di contrastare la migrazione di lavoratori verso la Svizzera. … Tuttavia, i sindacati ritengono che questa misura rischi di gravare esclusivamente sui lavoratori frontalieri, senza risolvere il problema della carenza di personale sanitario. Secondo i rappresentanti sindacali, piuttosto che introdurre una nuova imposta, sarebbe necessario investire direttamente nelle strutture sanitarie di confine e migliorare le condizioni di lavoro degli operatori italiani, rendendo il settore più competitivo rispetto alla Svizzera.

A seguito dell’assemblea di Varese, la mobilitazione continua con nuove iniziative di protesta previste nelle prossime settimane. I sindacati hanno annunciato un presidio davanti alla sede del Ministero dell’Economia a Roma e sono in corso contatti con i rappresentanti politici per sollecitare una revisione del provvedimento. Parallelamente, si attende con particolare attenzione il tavolo di lavoro annunciato dal governo, che vedrà la partecipazione di delegati sindacali, amministratori locali e rappresentanti istituzionali.

L’incontro, che dovrebbe tenersi entro la fine del mese, sarà un banco di prova per il governo, chiamato a rispondere alle richieste dei frontalieri e delle amministrazioni locali. Se non verranno trovate soluzioni concrete, i sindacati non escludono il ricorso a scioperi e azioni legali per tutelare i diritti dei lavoratori.

Nel frattempo, la protesta si allarga anche ai social, dove gruppi di frontalieri stanno raccogliendo firme per una petizione da presentare al Parlamento, con l’obiettivo di ottenere la revoca della tassa. La battaglia, dunque, è appena cominciata e il confronto con il governo si preannuncia acceso.

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