11 Settembre 2026

Montano Lucino: memoria da riscoprire

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Montano Lucino: memoria da riscoprire

Montano Lucino: memoria da riscoprire

Montano Lucino, 12 giugno 2025

Montano Lucino: memoria da riscoprire – In un periodo in cui la valorizzazione del territorio rappresenta una leva culturale e identitaria sempre più importante, vale la pena ricordare il percorso avviato decenni fa da chi seppe guardare lontano. Tra questi, Don Federico, sacerdote appassionato di storia locale, che negli anni ’70 e ’80 contribuì con dedizione alla documentazione e conservazione dei primi reperti rinvenuti nel territorio di Lucino.

Il suo impegno paziente e meticoloso permise di raccogliere testimonianze materiali e memorie che, nel tempo, sono state messe a disposizione della comunità. Su questo patrimonio nacque nel 1984 un’importante iniziativa istituzionale volta a indagare più a fondo il passato archeologico della zona.

Il lavoro sul Lusert: un’indagine archeologica mirata

Nel 1984 venne avviato un intervento congiunto tra la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, il Comune e alcune realtà locali, con l’obiettivo esplicito di esplorare il potenziale archeologico del comprensorio di Lucino. Fu proprio l’allora sindaco a voler fortemente questo intervento e a decidere di finanziarlo in parte con risorse comunali, riconoscendone l’alto valore storico e culturale per il territorio.

Lo scavo, accuratamente pianificato, coinvolse anche lo spostamento controllato del torrente Lusert e la dragatura di aree paludose per consentire un’analisi stratigrafica completa. I sondaggi, eseguiti con sonda Hiller, permisero di raccogliere dati preziosi sui depositi alluvionali e torbosi, rivelando la presenza di materiali dal Mesolitico al periodo romano.

Le aree esaminate restituirono reperti litici, ceramici e organici, suggerendo una frequentazione umana stabile in epoche diverse. Si trattò di un’indagine archeologica sistematica e fondata su solide premesse scientifiche.

Il grande cerchio: scoperta parziale e lunga sospensione

Il cosiddetto “grande cerchio” fu scoperto nel corso dei lavori dell’ospedale Sant’Anna. La struttura venne riconosciuta sin da subito come un potenziale sito di grande interesse storico. Dopo circa un anno e mezzo, per ragioni di tutela, il sito venne ricoperto di terra, con l’auspicio di futuri approfondimenti. Tuttavia, nei due decenni successivi non sono più stati promossi interventi, e il sito è rimasto dimenticato. Il ruolo che il Comune potrebbe assumere nella sua valorizzazione rimane ancora indefinito.

Un secondo cerchio? Le indagini mancate

Si è ipotizzata l’esistenza di un secondo cerchio, mai indagato formalmente. Nonostante la disponibilità di tecnologie non invasive come il georadar, al momento non sono state stanziate le risorse, pur trattandosi di costi contenuti. Manca dunque una decisione politica che possa aprire a una fase di verifica, in un contesto in cui altre spese più ingenti sembrano trovare spazio con maggiore facilità. La Soprintendenza ha dichiarato di aver effettuato una ricognizione dell’area nel 2017, ma non sono stati resi noti i dettagli tecnici dell’intervento, né le modalità con cui è stata valutata la presenza o assenza di evidenze archeologiche.

Reperti conservati e spazi da valorizzare

I reperti rinvenuti durante la campagna del 1984 furono depositati presso il Museo Civico di Como, attualmente chiuso da anni per ristrutturazione. Il Comune, che avrebbe la possibilità di chiederne la restituzione temporanea, non ha mai presentato un progetto strutturato per ospitarli. Una possibile proposta, rimasta finora inascoltata, potrebbe essere il recupero di Villa Carabba: edificio storico di pregio che potrebbe diventare sede di un piccolo museo civico, capace di custodire e valorizzare la memoria archeologica del territorio.

Una prospettiva da riattivare

Montano Lucino: memoria da riscoprire. Ritornare a investire nella memoria storica di Lucino può rappresentare un’opportunità culturale e civica. Le competenze, le tecnologie e gli strumenti normativi oggi disponibili consentono di riprendere in mano un percorso già avviato. Serve soltanto una volontà condivisa tra istituzioni, studiosi e cittadini per trasformare un patrimonio dormiente in risorsa viva.

Lucino ha una storia millenaria che merita di essere riscoperta e raccontata. Per farlo, occorrono scelte lungimiranti e coraggiose, capaci di dare valore a ciò che è stato, affinché diventi parte di ciò che sarà.

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